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Archivi per la categoria ‘Rischi ed errori’

Il fallimento viene spesso considerato da tutti negativamente. La società in cui viviamo ci ha abituati ad immagini di persone vincenti, non c’è posto per i perdenti.
E’ pur vero che ultimamente, forse a causa delle difficoltà che si vivono in questo periodo storico, si sta cercando di rivalutare le esperienze negative, ma trovo che molto spesso si banalizzi questa esperienza.

Il fallimento, piccolo o grande che sia, è sempre un’esperienza di sofferenza. Sofferenza ovviamente commisurata all’evento che si è vissuto, ma sofferenza che porta sempre con se un senso di insuccesso, di frustrazione, di incapacità. Nelle esperienza importanti, poi, si arriva a vivere il dubbio sulle proprie capacità di riscatto, sulle proprie possibilità di superare questa situazione, sulla visione del futuro.

Proprio questo è il valore del fallimento: riuscire a provare queste sensazioni, superarle riacquistando fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (intese come abilità, ma anche capacità caratteriali). Spesso si da al fallimento il valore dell’esperienza appresa (lesson learned), ma se fosse solo questo, sarebbe una mera lezione, non sarebbe certo un mettersi in gioco e superare se stessi.
Il vero valore del fallimento sta proprio nel superamento del proprio limite, della sfiducia in se stessi, del dubbio nelle proprie capacità. La molla che ci porta a superare questa situazione psicologica è la vera esperienza del successo, l’esperienza che ci rafforza e ci rende in grado di superare difficoltà sempre più grandi.

Il superamento del fallimento interiore allora diventa la più grande esperienza di successo, che ci insegna chi siamo e e ci allena a superare i nostri limiti.
Il fallimento diventa la strada per il successo.

Il diagramma a lisca di pesce (o diagramma causa-effetto o di Ishikawa) è un utile strumento per l'esame dei risultati a posteriori, per la generazione di quelle che vengono normalmente definite "lesson-learned".

Definire obiettivi SMART è infatti una tecnica utilissima per mantere la rotta verso i propri obiettivi in un certo arco temporale, non è tuttavia garanzia di successo. Facilmente può accadere infatti che non centriamo alcuni degli obiettivi che ci siamo posti.

Non è ovviamente un dramma, qualunque sia il peso dell'obiettivo nella nostra vita, il fallimento è parte integrante del nostro successo… a patto che riusciamo a trarne l'esperienza positiva. Questo passaggio avviene attraverso un'analisi impietosa degli errori e lo strumento proposto, appunto un grafico, ne è la miglior rappresentazione grafica di supporto.

Premetto che lo strumento è preso a prestito dalle tecniche di problem solving e si applica normalmente a gruppo di lavoro. Personalmente, facendo un uso improprio rispetto a quello canonico, lo trovo molto utile anche per esaminare dove, tutto il nostro lavoro ed impegno verso i nostri obiettivi smart ha fallito.

L'uso del diagramma è semplice ed efficace:

  • si traccia una linea centrale (la lisca) con alla fine indicato l'effetto (l'obiettivo SMART che si è mancato o la conseguenza che questo fatto ha comportato)
  • tracciate una spina per ogni categoria di causa che riuscite ad identificare
  • tracciate una linea per ogni spina descrivendo bremente la possibile causa
  • per ogni causa aggiungete delle piccole linee che illustrino brevemente il perchè tale causa si è verificata e/o perchè ha impedito di ottenere il risultato

Il processo va ripreso e rielaborato in più passaggi (è una sorta di self brainstorming), aggiungendo o togliendo spine e linee come ritenete più opportuno. Consiglio comunque attenzione nel togliere: meglio ottenere un risultato ad ampio spettro per tagliare a mente fredda piuttosto che trascurare elementi. Non fatevi scrupoli invece nell'aggiungere.

Personalmente lo trovo efficace, chiaro, a volte impietoso. Ma soprattutto utile.

Per maggiori deggli vi rimando a questa pagina.

Mi piacerebbe avere un feedback su questo argomento!

Originally posted 2010-08-16 14:29:56. Republished by Blog Post Promoter

Ammettere i propri errori significa:

  • Essere sinceri e ammettere con se stessi di avere commesso uno sbaglio e di dovervi porre rimedio
  • Assumere la piena responsabilità delle proprie azioni e dei danni provocati agli altri
  • Capire che bisogna scusarsi al più presto: agire tempestivamente
  • Spiegare con precisione a chi ha ricevuto il danno che si è coscienti di avere sbagliato: essere molto precisi
  • Spiegare alle persone coinvolte quali sentimenti si provano per come ci si è comportati e che questa presa di coscienza condurrà ad un cambiamento nei propri comportamenti per evitare di ripetere l’errore

Tratto da L’One Minute Apology“, Ken Blanchard & Margaret McBride

Condivido, per esperienza personale, questo percorso importante.

Aggiungo un tassello che ho maturato nella mia esperienza personale: farsi supportare dalla persona coinvolta nel proprio processo di cambiamento. Mi spiego meglio: cambiare non è facile e, come esseri umani, nonostante la nostra volontà, rischiamo di ricadere negli stessi errori. Chiedere alla persona coinvolta di farcelo notare, di aiutarci nel non commetterlo più, di acquisire il nuovo comportamento è spesso un fattore molto più coinvolgente e, oltre a fornire una maggiore motivazione nell’accettare le nostre scuse, offre l’opportunità di creare un rapporto speciale con la persona coinvolta.

A me spesso è successo così. Qual è la vostra esperienza?

Da qualche giorno non compaiono nuovi post nel blog…. ebbene si, anche per me a volte è veramente difficile mantenere la rotta.

Certamente non è perchè non sia riuscito a mantenere i metodi di autogestione di cui più volte ho parlato… nella vita quotidiana ci troviamo tutti nella necessità di dover fare quello che altri ci impongono, più o meno velatamente. Questo ovviamente ci crea qualche problema e dire di no non è sempre facile.

Dobbiamo cercare i nostri punti di forza, le nostre passioni, realizzare il lavoro che ci piace… e questo richiede un salto per staccare dalla vita attuale. Ma il salto non può essere nel buio. Soprattutto se il nostro salto non coinvolge solo noi.
E allora in questi momenti è necessario esercitare molto la pazienza, essere coscienti che ci si sta perdendo in mare… ma conservare la fiducia in sé stessi sapendo che al momento opportuno saremo in grado di riprendere questa rotta. L’idea di fare il salto verso la nostra realizzazione rimane, ma la coscienza di una fase interlocutoria ci guida a superare questi momenti.

Qualunque tunnel non è infinito e su questo semplice principio anch’io, un po’ alla volta, sto recuperando la mia rotta. E’ un’esperienza che ho raccontato altre volte, ma è un’esperienza che rivivo sempre con una coscienza maggiore e dalla quale esco sempre un po’ più rafforzato.
Maturo la capacità di autoesaminarmi, di fare il “punto nave” ovunque mi trovi, di riprendere la rotta… ma non solo, di riesaminare quali veramente sono i miei desideri e quindi capire bene se sono effettivamente la mia realizzazione, in questo caso si rafforza la vision, oppure devo correggerli, in questo caso realizzerò una vision che è certamente più aderente ai miei desideri.

Questi momenti, che si possono tranquillamente definire di crisi, perchè ci portano lontano da noi stessi, sono comunque momenti di grande crescita, di allontanamento da noi stessi per poi ritornare. Con un’esperienza in più e tutta la voglia di raggiungere il nostro sogno di successo.

Qualcuno ha un’esperienza simile? La condividiamo?

Diverse volte abbiamo avuto modo di affrontare l’argomento relativo alla Vision e agli obiettivi che da essa scaturiscono. Più volte abbiamo sottolineato l’importanza di avere la Vision e dei benefici che ci offre.
Uno degli argomenti discussi in occasione della Vision è relativo al valore di questa: spesso si è sottolineato come essa debba essere ambiziosa, tanto da apparirci quasi irrangiungile. Questo per evitare che il troppo facile raggiungimento ci impedisca di dare il meglio, di superarci.

L’avere una Vision difficile e sfidante non ci deve però far rincorrere sempre l’obiettivo successivo, trasformando la nostra vita in una continua rincorsa. Ci trasformerebbe in persone mai contente dei risultati raggiunti e impegnate a vivere come se il nostro tempo fosse infinito. Insomma non dobbiamo perdere il “senso del finito”, cioè quel senso che ci fa ricordare sempre che il nostro tempo è la prima risorsa finita della vita e pertanto la più preziosa.

Successo vuol dire avere sempre nuovi obiettivi e nuove sifde per migliorarsi, ma anche fermarsi ad apprezzare quello che abbiamo ottenuto ed i risultati che abbiamo raggiunto. Sono momenti che vanno alternati, altrimenti non ha senso raccogliere successi.
La nostra vita è limitata e ogni successo va goduto, per non cadere nell’ansia da prestazione e trasformando il successo in droga.

Vi siete goduti abbastanza i vostri successi? O siete sempre impegnati a ricercare quello successivo?