Seguimi su Facebook


Ogni giorno recensioni dal web per approfondire gli argomenti del Successo!

AVVISO
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato con cadenza non periodica; non è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Archivi per la categoria ‘Esperienze personali’

Torno sull’argomento Gestione del Tempo con una riflessione di taglio un po’ diverso dal solito.

Non mi soffermerò sul fatto che in realtà lo scopo è gestire noi stessi e non il tempo, è un argomento che abbiamo già affrontato.

La riflessione invece vorrei portarla sul perchè gestirsi per ottimizzare il tempo, cioè approfondire lo scopo di questo sforzo (non ditemi che a voi viene naturale…).
Gestire il tempo per ottimizzare… ok, ma qual’è veramente lo scopo per cui lo facciamo?

Ho identificato (generalizzando) due marco opzioni:

  • fare più attività nello stesso lasso di tempo
  • fare le stesse attività in un lasso di tempo inferiore

Premetto che non esiste un’opzione più “giusta” dell’altra ma esiste una gestione giusta delle due opzioni. Mi spiego meglio: ci sono momenti in cui ci è veramente necessario fare un maggior numero di attività nel tempo a disposizione e ci sono momenti in cui abbiamo necessità di “liberare” del tempo. E’ evidente che alle due necessità corrispondono le due scelte diverse.

Qui subentra la considerazione più importante: quando scegliere l’una e quando scegliere l’altra? Il punto di partenza sono i nostri obiettivi, quelli seri, quelli importanti, quelli per cui viviamo. Le nostre scelte e le nostre attività, nel tempo LIMITATO della vita, ci dovrebbero portare più vicini possibile a questi. Ci dovrebbero portare a costruire quell’immagine per cui vorremmo essere ricordati, il valore per cui viviamo.
Non è possibile vivere tutta la vita nella fretta e nella frenesia di ciò che verrà (prima scelta): è necessario mantenere il contatto con noi stessi, godersi il viaggio, dedicare tempo a ciò che non è fare ma a ciò che è essere (seconda scelta).

La scelta giusta sta nel centro o meglio nello scegliere con una certa alternanza le due opzioni. A questo punto credo sia chiaro a tutti. Ma qui ci fermiamo (eh si mi ci metto anch’io) e riflettiamo su una domanda importante: perchè privilegiamo con estrema frequenza la prima opzione e diamo così poco spazio alla seconda?
Siamo sempre senza tempo… eppure la gestione del tempo dovrebbe darci più tempo!

La mia conclusione è stata: gestire il tempo senza gestire le nostre scelte, in maniera determinata, con chiaro in mente ciò per cui vale la pena vivere, si rivela un puro tecnicismo che ci porterà ad essere macchine dedicate al raggiungimento di obiettivi sempre più distanti. Proviamo a fare un bilancio delle nostre giornate in questo’ottica: sono sicuro che nascerà in ciascuno di noi un modo diverso di vedere la vita.

Il fallimento viene spesso considerato da tutti negativamente. La società in cui viviamo ci ha abituati ad immagini di persone vincenti, non c’è posto per i perdenti.
E’ pur vero che ultimamente, forse a causa delle difficoltà che si vivono in questo periodo storico, si sta cercando di rivalutare le esperienze negative, ma trovo che molto spesso si banalizzi questa esperienza.

Il fallimento, piccolo o grande che sia, è sempre un’esperienza di sofferenza. Sofferenza ovviamente commisurata all’evento che si è vissuto, ma sofferenza che porta sempre con se un senso di insuccesso, di frustrazione, di incapacità. Nelle esperienza importanti, poi, si arriva a vivere il dubbio sulle proprie capacità di riscatto, sulle proprie possibilità di superare questa situazione, sulla visione del futuro.

Proprio questo è il valore del fallimento: riuscire a provare queste sensazioni, superarle riacquistando fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (intese come abilità, ma anche capacità caratteriali). Spesso si da al fallimento il valore dell’esperienza appresa (lesson learned), ma se fosse solo questo, sarebbe una mera lezione, non sarebbe certo un mettersi in gioco e superare se stessi.
Il vero valore del fallimento sta proprio nel superamento del proprio limite, della sfiducia in se stessi, del dubbio nelle proprie capacità. La molla che ci porta a superare questa situazione psicologica è la vera esperienza del successo, l’esperienza che ci rafforza e ci rende in grado di superare difficoltà sempre più grandi.

Il superamento del fallimento interiore allora diventa la più grande esperienza di successo, che ci insegna chi siamo e e ci allena a superare i nostri limiti.
Il fallimento diventa la strada per il successo.

Cambiare lavoro per cambiare vita o…cambiare vita per cambiare lavoro? Mollare tutto e ritrovare se stessi?

Oggi sento tanta frustrazione e tanta insoddisfazione tra i lavoratori, giovani e vecchi. Scarse le prospettive di crescita di carriera e sempre crescenti i rischi di instabilità del posto di lavoro.
L’aggravante italiana è poi la eccessiva o totale rigidità alla mobilità intersettoriale….e non solo
Come se ne esce? Chi è il burattinaio che ci tiene tuttu schiavi di un siostema così poco gratificante e per nulla incentivante?

Discussione su LinkedIn

Riporto il mio intervento.

Non credo ci sia un burattinaio, inteso come una persona o un colpevole fisicamente identificabile. Credo che il male sia dovuto al sistema capitalistico che ha subito una deriva dovuta alla fame dell’uomo di avere e di dominio. Questo ha portato a sfruttamenti del lavoro, a soldi facili e a tutte le conseguenze che vediamo in questa nuova normalità. La società dell’avere ci ha drogato, ci ha fatto pensare di poter avere sempre di più senza limiti. E questo sta mandando in tilt il sistema. Le cure che si stanno provando sono dirette solo a ripristinare questo sistema, che non è evidentemente ripristinabile.
Come uscire? Chi indovina vince il Nobel! Credo che dovrà esserci un ritorno alla società dell’essere, dove alcuni valori riacquisteranno il loro peso: dignità umana, rispetto dell’altro, lavoro che nobilita l’uomo e non lo schiavizza, equità sociale, ecc. Insomma molti di quelli che ora lottano perchè tutto torni, dovranno fare dei passi indietro. E tutti dovremo abituarci ad avere meno.
Per ciascuno di noi? Beh, anche qui: ciascuno di noi può ritrovare se stesso solo se sarà in grado di avventurarsi su terreni insicuri, lasciare quello che adesso è lo stereotipo che abbiamo di successo e della nostra vita (molte volte inculcatoci e neanche nostro). Difficilissimo, certo. Per questo pochi ce la fanno. Gli altri semplicemente si lamenteranno e attenderanno che qualcuno lo faccia per loro.
Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo.

In questo ultimo periodo ho parlato più volte di Vision e di strumenti utili alla sua definizione ed al suo supporto. E’ un po’ come aver parlato di strategia, cioè del definire quali sono i nostri obiettivi a lungo termine e le modalità per raggiungerli.
Abbiamo anche parlato di tattica, non esplicitamente, ma attraverso una serie di post sulla definizione degli Obiettivi SMART. La tattica definisce la azioni da fare per conseguire gli obiettivi della strategia o gli obiettivi intermedi.

In questo post voglio sottolineare, a completamento, l’importanza dell’azione. L’azione, parola derivata dal verbo agire, vuol dire appunto FARE, cioè attuare praticamente la strategia e la tattica. Queste due infatti sono strumenti potenti e motivanti, ma fintatochè non si traducono in azioni, restano pura teoria e alla lunga perdono la loro forza motivante.

Passare all’azione è un atto importante, ma è un salto (piccolo o grande) che ci dobbiamo costringere a fare. Se vogliamo raggiungere i nostri sogni, se questi sogni sono veramente ciò che più desideriamo per la nostra vita, cosa stiamo facendo veramente per raggiungerli? O meglio quale azione stiamo compiendo? E se non ne stiamo compiendo nessuna, perchè?
Molto probabilmente non abbiamo motivazione o disinvoltura sufficiente per compiere l’azione: non aspettiamo, il tempo che lasciamo trascorrere non ci aiuterà.
La prima azione normalmente è di poco significato, ma ha un significato importante dal punto di vista motivazionale: ci da il segno concreto che stiamo facendo qualcosa per realizzare i nostri sogni, che siamo in cammino. Se questa azione si traduce in un successo, allora ha anche un potere motivante enorme.

Allora non aspettare: c’è un’azione che desideri veramente fare e che pensi possa essere significativa per te e per la realizzazione dei tuoi sogni?
NON ASPETTARE, FISSA IL COME E QUANDO E AGISCI!
Sarà il tuo primo segno di Successo Personale.

Raccontateci qual’è stata la prima vostra azione o quale azione non siete ancora riusciti ad intraprendere… sarà un’ottima occasione per confrontarci!

Originally posted 2010-10-28 05:41:41. Republished by Blog Post Promoter

Il diagramma a lisca di pesce (o diagramma causa-effetto o di Ishikawa) è un utile strumento per l'esame dei risultati a posteriori, per la generazione di quelle che vengono normalmente definite "lesson-learned".

Definire obiettivi SMART è infatti una tecnica utilissima per mantere la rotta verso i propri obiettivi in un certo arco temporale, non è tuttavia garanzia di successo. Facilmente può accadere infatti che non centriamo alcuni degli obiettivi che ci siamo posti.

Non è ovviamente un dramma, qualunque sia il peso dell'obiettivo nella nostra vita, il fallimento è parte integrante del nostro successo… a patto che riusciamo a trarne l'esperienza positiva. Questo passaggio avviene attraverso un'analisi impietosa degli errori e lo strumento proposto, appunto un grafico, ne è la miglior rappresentazione grafica di supporto.

Premetto che lo strumento è preso a prestito dalle tecniche di problem solving e si applica normalmente a gruppo di lavoro. Personalmente, facendo un uso improprio rispetto a quello canonico, lo trovo molto utile anche per esaminare dove, tutto il nostro lavoro ed impegno verso i nostri obiettivi smart ha fallito.

L'uso del diagramma è semplice ed efficace:

  • si traccia una linea centrale (la lisca) con alla fine indicato l'effetto (l'obiettivo SMART che si è mancato o la conseguenza che questo fatto ha comportato)
  • tracciate una spina per ogni categoria di causa che riuscite ad identificare
  • tracciate una linea per ogni spina descrivendo bremente la possibile causa
  • per ogni causa aggiungete delle piccole linee che illustrino brevemente il perchè tale causa si è verificata e/o perchè ha impedito di ottenere il risultato

Il processo va ripreso e rielaborato in più passaggi (è una sorta di self brainstorming), aggiungendo o togliendo spine e linee come ritenete più opportuno. Consiglio comunque attenzione nel togliere: meglio ottenere un risultato ad ampio spettro per tagliare a mente fredda piuttosto che trascurare elementi. Non fatevi scrupoli invece nell'aggiungere.

Personalmente lo trovo efficace, chiaro, a volte impietoso. Ma soprattutto utile.

Per maggiori deggli vi rimando a questa pagina.

Mi piacerebbe avere un feedback su questo argomento!

Originally posted 2010-08-16 14:29:56. Republished by Blog Post Promoter