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Cambiare lavoro per cambiare vita o…cambiare vita per cambiare lavoro? Mollare tutto e ritrovare se stessi?

Oggi sento tanta frustrazione e tanta insoddisfazione tra i lavoratori, giovani e vecchi. Scarse le prospettive di crescita di carriera e sempre crescenti i rischi di instabilità del posto di lavoro.
L’aggravante italiana è poi la eccessiva o totale rigidità alla mobilità intersettoriale….e non solo
Come se ne esce? Chi è il burattinaio che ci tiene tuttu schiavi di un siostema così poco gratificante e per nulla incentivante?

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Riporto il mio intervento.

Non credo ci sia un burattinaio, inteso come una persona o un colpevole fisicamente identificabile. Credo che il male sia dovuto al sistema capitalistico che ha subito una deriva dovuta alla fame dell’uomo di avere e di dominio. Questo ha portato a sfruttamenti del lavoro, a soldi facili e a tutte le conseguenze che vediamo in questa nuova normalità. La società dell’avere ci ha drogato, ci ha fatto pensare di poter avere sempre di più senza limiti. E questo sta mandando in tilt il sistema. Le cure che si stanno provando sono dirette solo a ripristinare questo sistema, che non è evidentemente ripristinabile.
Come uscire? Chi indovina vince il Nobel! Credo che dovrà esserci un ritorno alla società dell’essere, dove alcuni valori riacquisteranno il loro peso: dignità umana, rispetto dell’altro, lavoro che nobilita l’uomo e non lo schiavizza, equità sociale, ecc. Insomma molti di quelli che ora lottano perchè tutto torni, dovranno fare dei passi indietro. E tutti dovremo abituarci ad avere meno.
Per ciascuno di noi? Beh, anche qui: ciascuno di noi può ritrovare se stesso solo se sarà in grado di avventurarsi su terreni insicuri, lasciare quello che adesso è lo stereotipo che abbiamo di successo e della nostra vita (molte volte inculcatoci e neanche nostro). Difficilissimo, certo. Per questo pochi ce la fanno. Gli altri semplicemente si lamenteranno e attenderanno che qualcuno lo faccia per loro.
Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo.

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