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Ogni giorno recensioni dal web per approfondire gli argomenti del Successo!

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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato con cadenza non periodica; non è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

 

Dopo un inizio anno duro… e gli ultimi due mesi a 1000… finalmente una settimana di ferie!

Anche lungo la strada per il successo ci sono le piazzole di sosta!

A presto!

Originally posted 2010-07-23 10:40:01. Republished by Blog Post Promoter

Il fallimento viene spesso considerato da tutti negativamente. La società in cui viviamo ci ha abituati ad immagini di persone vincenti, non c’è posto per i perdenti.
E’ pur vero che ultimamente, forse a causa delle difficoltà che si vivono in questo periodo storico, si sta cercando di rivalutare le esperienze negative, ma trovo che molto spesso si banalizzi questa esperienza.

Il fallimento, piccolo o grande che sia, è sempre un’esperienza di sofferenza. Sofferenza ovviamente commisurata all’evento che si è vissuto, ma sofferenza che porta sempre con se un senso di insuccesso, di frustrazione, di incapacità. Nelle esperienza importanti, poi, si arriva a vivere il dubbio sulle proprie capacità di riscatto, sulle proprie possibilità di superare questa situazione, sulla visione del futuro.

Proprio questo è il valore del fallimento: riuscire a provare queste sensazioni, superarle riacquistando fiducia in se stessi e nelle proprie capacità (intese come abilità, ma anche capacità caratteriali). Spesso si da al fallimento il valore dell’esperienza appresa (lesson learned), ma se fosse solo questo, sarebbe una mera lezione, non sarebbe certo un mettersi in gioco e superare se stessi.
Il vero valore del fallimento sta proprio nel superamento del proprio limite, della sfiducia in se stessi, del dubbio nelle proprie capacità. La molla che ci porta a superare questa situazione psicologica è la vera esperienza del successo, l’esperienza che ci rafforza e ci rende in grado di superare difficoltà sempre più grandi.

Il superamento del fallimento interiore allora diventa la più grande esperienza di successo, che ci insegna chi siamo e e ci allena a superare i nostri limiti.
Il fallimento diventa la strada per il successo.

Il Retirement Coaching è dedicato alla fase di chiusura della parte lavorativa della persona. E’ ovviamente una derivazione del Personal e Life Coaching, ma si concentra sul vedere la vita come “un nuovo inizio” piuttosto che come “l’inizio della fine”.

I coach che lavorano in questa area spesso consigliano di iniziare questo tipo di percorso 5 anni prima di terminare la carriera lavorativa, soprattutto per coloro che lavorano ad alto livello e con grosse responsabilità e carichi di stress.

Questa applicazione del coaching sta trovando ampi spazi per una questione molto controversa: in usa società che per motivi economici è costretta a rivedere al rialzo l’età pensionabile, il dato vero è che l’età media di cessazione della carriera lavorativa si sta abbassando. Infatti capita con una certa frequenza che per cambi organizzativi, tecnologici o di mercato molte aziende offrano “scivoli” che favoriscono la cessazione anticipata dei lavoratori. La situazione crea quindi problemi personali di visione della vita, di motivazione, di impegno sociale e produttivo, in un’età in cui la persona stessa non si sente ancora fuori dal mondo produttivo stesso.

Il Retirement Coaching si concentra quindi sui nuovi scopi della persona nella vita partendo da un modo nuovo di affrontare questo passaggio: non più come un ritiro dal mondo lavorativo, quanto come una transizione nella carriera. Il passaggio fondamentale quindi è il riposizionamento della persona, l’identificazione del proprio scopo nella vita. Naturalmente il ritorno all’attività produttiva non è l’unica possibilità, capita infatti che in coach accompagni verso attività sociali piuttosto che semplicemente verso una fase di riposo e ritiro effettivo. Ovviamente la scelta dipende dall’identificazione dello scopo. 

Originally posted 2010-06-16 10:55:02. Republished by Blog Post Promoter

Cambiare lavoro per cambiare vita o…cambiare vita per cambiare lavoro? Mollare tutto e ritrovare se stessi?

Oggi sento tanta frustrazione e tanta insoddisfazione tra i lavoratori, giovani e vecchi. Scarse le prospettive di crescita di carriera e sempre crescenti i rischi di instabilità del posto di lavoro.
L’aggravante italiana è poi la eccessiva o totale rigidità alla mobilità intersettoriale….e non solo
Come se ne esce? Chi è il burattinaio che ci tiene tuttu schiavi di un siostema così poco gratificante e per nulla incentivante?

Discussione su LinkedIn

Riporto il mio intervento.

Non credo ci sia un burattinaio, inteso come una persona o un colpevole fisicamente identificabile. Credo che il male sia dovuto al sistema capitalistico che ha subito una deriva dovuta alla fame dell’uomo di avere e di dominio. Questo ha portato a sfruttamenti del lavoro, a soldi facili e a tutte le conseguenze che vediamo in questa nuova normalità. La società dell’avere ci ha drogato, ci ha fatto pensare di poter avere sempre di più senza limiti. E questo sta mandando in tilt il sistema. Le cure che si stanno provando sono dirette solo a ripristinare questo sistema, che non è evidentemente ripristinabile.
Come uscire? Chi indovina vince il Nobel! Credo che dovrà esserci un ritorno alla società dell’essere, dove alcuni valori riacquisteranno il loro peso: dignità umana, rispetto dell’altro, lavoro che nobilita l’uomo e non lo schiavizza, equità sociale, ecc. Insomma molti di quelli che ora lottano perchè tutto torni, dovranno fare dei passi indietro. E tutti dovremo abituarci ad avere meno.
Per ciascuno di noi? Beh, anche qui: ciascuno di noi può ritrovare se stesso solo se sarà in grado di avventurarsi su terreni insicuri, lasciare quello che adesso è lo stereotipo che abbiamo di successo e della nostra vita (molte volte inculcatoci e neanche nostro). Difficilissimo, certo. Per questo pochi ce la fanno. Gli altri semplicemente si lamenteranno e attenderanno che qualcuno lo faccia per loro.
Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo.

Trovo la tecnica (metodologia.. o come è meglio chiamarla?) del coaching estremamente affascinante, applicabile in tanti ambiti della vita. La cosa mi affascina e, anche se per puro esercizio, sto cercando di censire questi ambiti per capire se esista qualche caratteristica particolare e la differenza nelle finalità. Successivamente cercherò di dare una caratterizzazione a ciascuna voce.

Ovviamente il frutto della ricerca sarà basato sul materiale che mi satà possibile reperire su internet, ma anche dal contributo dei lettori di questo blog. Vi invito pertanto a offrirmi un supporto.

Come primo passaggio propongo il censimento. La lista che sono riuscito a stilare è la seguente:

  • motivational coaching
  • spiritual coaching
  • personal coaching (life coaching)
  • business coaching
  • leadership coaching
  • parenting coaching
  • career coaching
  • job coaching
  • executive corporate coaching
  • mental coaching
  • sport coaching
  • teen coaching

La ritenete esaustiva? Se non lo è, cosa manca secondo voi?

Attendo volentieri un vosto feedback, grazie.

Originally posted 2010-01-25 16:18:49. Republished by Blog Post Promoter